Attività di controllo successive alla concessione del Rdc


L’Ispettorato nazionale del lavoro è impegnato nelle attività di controllo successive alla concessione del Rdc, con particolare riferimento all’accertamento dello svolgimento di prestazioni di lavoro “in nero” da parte dei soggetti appartenenti ad un nucleo familiare beneficiario del Rdc.


Con Circolare n. 8/2019, l’Ispettorato ha ricordato le fattispecie di reato individuate dall’7 del D.L. n. 4/2019. In particolare, il comma 1 punisce con la reclusione da due a sei anni, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, la condotta di “chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui all’articolo 3, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute (…)”. Si tratta, pertanto, di una condotta rilevante in fase di presentazione della domanda di fruizione del Rdc.
Il comma 2 del medesimo articolo punisce con la reclusione da uno a tre anni “l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo periodo, 9 e 11 (…)”. Tale fattispecie si configura, quindi, in un momento successivo alla concessione del beneficio. Ai fini infatti della configurabilità del reato di cui al comma 2 rileva l’omessa comunicazione del reddito percepito che avrebbe potuto comportare, ove correttamente comunicato, la riduzione o addirittura il venir meno del beneficio.
In proposito, si ricorda che l’art. 3, comma 8, ultimo periodo, pone l’obbligo in capo al lavoratore di comunicare l’avvio di un’attività di lavoro dipendente all’INPS tramite il modello “Rdc/Pdc– Com Esteso” entro 30 giorni dall’inizio dell’attività a pena di decadenza dal beneficio (cfr. INPS circ. n. 43/2019), a prescindere dall’invio, a cura del datore di lavoro, della comunicazione ex art. 9 bis del D.L. n. 510/1996 conv. da L. n. 608/1996.
Analogamente, il reato di cui al comma 1 si configurerà nei casi in cui l’attività lavorativa “in nero” sia stata intrapresa precedentemente all’istanza di Rdc ed il compenso percepito sia stato omesso all’atto di presentazione della domanda. In particolare assumerà rilievo la constatata omissione o la falsità delle informazioni sulla situazione reddituale del nucleo da fornire attraverso il modello INPS “RDC/PDC – com ridotto”, che attualizza le informazioni contenute nella DSU.
Per agevolare lo svolgimento dell’attività di vigilanza sulla sussistenza delle circostanze che comportino la decadenza dal beneficio, il Legislatore ha previsto l’accesso dell’INL alle banche dati gestite dall’INPS.
Il personale ispettivo che riscontra, attraverso la consultazione dei dati in questione, la falsità delle dichiarazioni o delle informazioni rese o l’omissione delle informazioni dovute deve trasmettere, entro dieci giorni dall’accertamento, all’autorità giudiziaria la documentazione completa del fascicolo oggetto di verifica.
Resta inoltre ferma l’ulteriore comunicazione formale all’INPS territorialmente competente – vale a dire quella di residenza del lavoratore – contenente l’indicazione delle generalità e del C.F. di quest’ultimo quale percettore di Rdc o appartenente ad un nucleo familiare di percettore Rdc, affinché l’Istituto provveda alla tempestiva decadenza dal beneficio. L’invio deve essere effettuato non oltre la settimana successiva all’accesso ispettivo atteso che il rispetto di tale tempistica è funzionale ad una rapida interruzione della erogazione del Rdc da parte dell’INPS.
La maxisanzione è aumentata del 20% in caso di impiego di lavoratori beneficiari del Rdc (art. 3, co. 3-quater, D.L. n. 12/2002, conv. in L. n. 73/2002, inserito dall’art. 22, co. 1, D.Lgs. n. 151/2015, modif. dall’art. 7, comma 15-bis, D.L. 28 gennaio 2019, n. 4, conv. con modif. in L. 28 marzo 2019, n. 26).