IRAP, il condono esclude il rimborso


La presentazione dell’istanza di condono fiscale preclude al contribuente ogni possibilità di rimborso IRAP (Corte di Cassazione – Sentenza 9 marzo 2018, n. 5741).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la decisione della CTR che ha reputato che, in materia di IRAP, il profilo organizzativo dell’attività professionale del contribuente, esercente la professione di dottore commercialista, non costituiva requisito qualificante dell’attività di un libero professionista iscritto in un albo professionale, poiché la attività non poteva svolgersi senza la presenza personale del professionista e la struttura organizzativa da sola non poteva supplire alla sua assenza.
Secondo il Fisco, il giudice di appello ha ritenuto erroneamente che si potesse far luogo al rimborso di quanto pagato a titolo di Irap nonostante fosse stata presentata istanza di definizione automatica della lite; inoltre, non ha esaminato l’eccezione di inammissibilità della istanza di rimborso, formulata dall’Ufficio nel giudizio di appello, a seguito di adesione del contribuente alla definizione automatica della lite.
La Suprema Corte ribadisce che la presentazione della istanza di condono preclude al contribuente ogni possibilità di rimborso per le annualità d’imposta definite in via agevolata, anche nell’ipotesi di asserito difetto del presupposto impositivo, giacché il condono determina la formazione di un titolo giuridico nuovo e costituisce una modalità di definizione “conciliativa” della controversia, da cui consegue il componimento delle opposte pretese e quindi l’azzeramento, a fronte di eventuali ulteriori pretese del Fisco, della richiesta del contribuente di rimborso.
Ciò in quanto, in tema di condono fiscale, la dichiarazione di volersi avvalere di una determinata definizione agevolata non ha natura di mera dichiarazione di scienza o di giudizio, come tale modificabile, ma integra un atto volontario, frutto di scelta ed autodeterminazione da parte del contribuente, i cui effetti sono previsti dalla legge, sicché, una volta presentata, è irrevocabile e non può essere modificata dall’ufficio, né contestata dal contribuente per un ripensamento successivo, ma solo per errore materiale manifesto e riconoscibile.