Omesso versamento di ritenute previdenziali, quando la forza maggiore è un’esimente

In materia di reati penali, la situazione di forza maggiore idonea a escludere l’attribuibilità della condotta omissiva in capo all’imputato, si configura come un evento, naturalistico o umano, che fuoriesca dalla sfera di dominio dell’agente e che sia tale da determinarlo incoercibilmente verso la realizzazione di una determinata condotta, attiva od omissiva, la quale, conseguentemente, non può essergli giuridicamente attribuita

Il caso giudiziario riguarda la condanna penale, in primo grado e in appello, di un datore di lavoro per avesse omesso di versare le ritenute previdenziali e assistenziali operate, come datore di lavoro, sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. Il medesimo propone così ricorso in Cassazione, lamentando in particolare che la sentenza impugnata avrebbe erroneamente ritenuto inapplicabile l’esimente della “forza maggiore” alla accertata impossibilità di effettuare una condotta diversa da quella penalmente sanzionata. Nell’ambito poi della nozione di “forza maggiore”, cui tradizionalmente vengono ricondotte le situazioni, esterne alla capacità di dominio dell’agente, la cui cogenza sia tale da non consentire a quest’ultimo di resistervi e, dunque, da determinare l’evento, la Corte territoriale avrebbe erroneamente ricompreso unicamente gli eventi “imponderabili e imprevedibili”. Ed ancora, si deduce che sarebbe infondata l’affermazione secondo cui il datore di lavoro debba provvedere prioritariamente all’accantonamento delle somme corrispondenti alle ritenute previdenziali. Del resto, l’utilizzo delle risorse di impresa per pagare prioritariamente le retribuzioni dei lavoratori troverebbe fondamento nel diritto costituzionale del dipendente a percepire la retribuzione per l’attività svolta.
Per la Suprema Corte il ricorso è parzialmente fondato, in riferimento al mancato superamento della soglia di punibilità. Quanto però al profilo della situazione di forza maggiore idonea a escludere l’attribuibilità della condotta omissiva in capo all’imputato, si rileva che essa si configura come un evento, naturalistico o umano, che fuoriesca dalla sfera dì dominio dell’agente e che sia tale da determinarlo incoercibilmente verso la realizzazione di una determinata condotta, attiva od omissiva, la quale, conseguentemente, non può essergli giuridicamente attribuita. Nella specie, l’azienda aveva continuato, alla scadenza mensile della relativa obbligazione retributiva, a corrispondere lo stipendio ai dipendenti; segno, evidentemente, che la crisi di liquidità non era affatto assoluta e che l’impresa non si trovava in quella situazione di impossibilità di compiere scelte alternative. Con riguardo poi alla questione relativa al conflitto tra obbligo contributivo e diritto dei lavoratori a percepire la retribuzione agli stessi spettante, entrambi i diritti sono considerati meritevoli di tutela e non illogicamente il Giudice di merito ha ritenuto di dover accordare prevalenza, nel caso dell’eventuale conflitto tra essi, a quello che riceve una tutela penalistica attraverso la previsione della fattispecie incriminatrice qui in rilievo.