Precisazioni sull’esclusione opzionale dal massimale contributivo


Si forniscono ulteriori istruzioni sull’esclusione opzionale dal massimale contributivo dei lavoratori che prestano servizio in settori in cui non sono attive forme di previdenza complementare compartecipate dal datore di lavoro.


I dipendenti delle PA non possono esercitare l’opzione per l’esclusione dal massimale contributivo annuo nel caso in cui, in assenza di forme pensionistiche di settore, le stesse, comprese le Autorità indipendenti, abbiano istituito forme di previdenza per il proprio personale, con una quota di contribuzione a proprio carico, che integrano il trattamento di previdenza obbligatorio ai fini IVS.
I lavoratori che hanno esercitato l’opzione (articolo 21, DL n. 4/2019), e si avvalgono successivamente di forme di previdenza complementare compartecipate dal datore, in ragione di nuove previsioni legislative o contrattuali, saranno nuovamente assoggettati al massimale contributivo (articolo 2, comma 18, della legge n. 335/1995). L’applicazione del massimale decorre dal mese in cui si producono gli effetti dell’adesione alle suddette forme di previdenza, fatta eccezione per i lavoratori che abbiano acquisito nel frattempo lo status di “vecchio iscritto”.
I lavoratori assunti dal 1.1.1996 che acquisiscano, mediante domanda di riscatto del corso legale di laurea, anzianità contributiva pregressa a detta data, non sono soggetti all’applicazione del massimale annuo della base contributiva e pensionabile di cui al citato articolo 2, comma 18, a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda di riscatto. L’acquisizione da parte dell’interessato dello status di “vecchio iscritto” è, tuttavia, subordinata, comunque, all’assolvimento del relativo onere economico (pagamento di almeno una rata), in mancanza del quale il lavoratore viene considerato nuovamente come “nuovo iscritto”, con conseguente applicazione con effetto retroattivo del massimale.
Nel caso di esercizio dell’opzione, il massimale contributivo è disapplicato a decorrere dal periodo retributivo successivo alla data dell’opzione, fermo restando il ripristino retroattivo del massimale nelle ipotesi in cui l’Istituto accerti la mancanza dei requisiti previsti dal decreto medesimo.
Dunque, l’iscritto, che abbia già prodotto una domanda di riscatto ancora in lavorazione ovvero che non abbia ancora provveduto al pagamento di almeno una rata dell’onere economico, può comunque esercitare l’opzione in parola. Tale esercizio non può essere interpretato come rinuncia alla domanda di riscatto in corso in quanto la prestazione di riscatto presenta una causa autonoma e non riconducibile alle finalità dell’opzione, di talché non si ravvisa incompatibilità tra le istanze.
Nell’ipotesi di revoca dell’istanza di riscatto o di mancato pagamento della prima rata di onere, il lavoratore, pur configurandosi nuovamente come “nuovo iscritto”, ha comunque diritto alla disapplicazione del massimale dal periodo retributivo successivo all’esercizio legittimo dell’opzione prevista. In questo caso, considerato che il ripristino dello status di “nuovo iscritto” determina l’applicazione retroattiva del massimale contributivo, il datore di lavoro è tenuto a sostituire i dati delle denunce contributive, riferite al periodo intercorrente dal mese successivo alla data di presentazione della domanda di riscatto di laurea al mese di esercizio dell’opzione.
L’invio delle denunce contributive a sostituzione consentirà, poi, il recupero dell’eventuale contribuzione versata in misura maggiore, fermo restando il termine prescrizionale ordinario di dieci anni previsto per le ipotesi di indebito oggettivo.
È onere del lavoratore informare il datore dell’esercizio della facoltà di riscatto, della revoca della domanda o dell’eventuale mancato pagamento della prima rata, nonché del non accoglimento della domanda stessa, affinché quest’ultimo possa adempiere correttamente agli obblighi contributivi.